Passa al contenuto principale

Arte ed ecologia

Monet, l’Impressionismo e la lezione ecologica per il presente

| Samanta Monco | , | Tempo di lettura: 3 min.
Condividi

La pittura impressionista si presta a valicare i confini dell’interdisciplinarità per aprirsi a tematiche legate all’ecologia e alla sostenibilità.

Iniziamo col rammentare che essa nasce dall’amore per la natura e dal desiderio di libertà che essa ispira. Per gli impressionisti, e prima di loro per gli artisti della scuola di Barbizon e per pittori come Boudin e Jongkind, dipingere en plein air significa assumere una posizione netta rispetto al panorama artistico del tempo, un chiaro affrancamento dalle strette regole accademiche. In questo si riscontra qualcosa di profondo e radicale: la natura è un contraltare, si offre come il luogo dove liberare la creatività dai vincoli preimposti, dai soggetti storici e mitologici, dai rigidi canoni estetici ancora imprescindibili.

Tutto ciò in Claude Monet, sostanzialmente autodidatta, è ancora più evidente. A partire dagli anni Sessanta realizza opere ispirate a Boudin. Inizia a catturare la mutevolezza della percezione visiva in base alle variazioni di luce dettate dalle condizioni atmosferiche, le stagioni e i momenti del giorno. Solo nel 1874, durante la mostra nello studio del fotografo Nadar a Parigi dove espone con Bazille, Renoir, Pissarro, Morisot, Cézanne e Degas, nasce ufficialmente l’Impressionismo. 

Monet fatica non poco ad affermarsi come pittore. Un segno della nuova stabilità è rappresentato dalla casa di Giverny, acquistata nel 1883, dopo anni di difficoltà economiche. Qui, nel suo giardino, fonde in un unico progetto la vita personale e quella artistica; il contatto diretto con la natura risulta indispensabile. Questo spazio aperto e recintato è esso stesso un’opera d’arte in continuo divenire: la scelta di piante rare, la costruzione del famoso ponte giapponese e la costante cura che gli rivolge sono da considerare la fase iniziale della realizzazione di un gran numero di opere straordinarie.

Nei pressi dell’abitazione dipinge le serie dei Pioppi, dei Covoni e delle Ninfee. In esse registra il divenire, coglie la ciclicità imposta dal tempo e dalle stagioni che determinano i processi vegetativi e il lavoro dell’uomo. È uno sguardo rispettoso della peculiarità e della fragilità della bellezza che ritrae, di chi alla Natura riconosce un ruolo essenziale nell’equilibrio della vita.

Piace ricordare che, parallelamente alle intuizioni impressioniste, nel 1866 per la prima volta si parla di ecologia. Il termineè usato da Haeckel per indicare gli studi scientifici in ambito fisiologico riguardanti la relazione tra gli organismi e l’ambiente. Nei decenni successivi si definiscono concetti essenziali come l’ecosistema, la disciplina si dota di metodi e l’ambito studio si caratterizza come multidisciplinare e finalizzato all’equilibrio fra il mondo vegetale, animale e la vita e la produttività dell’uomo.

Oggi siamo di fronte a una realtà complessa e urgente, il tema coinvolge tutti a livello globale: l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, sottoscritta nel 2015 da 193 paesi, propone 17 obiettivi, alcuni dei quali sono incentrati proprio sulla necessità di recuperare un equilibrio tra uomo e natura nel rispetto degli ecosistemi. Tra i Sustainable Development Goals ne troviamo alcuni che possono essere introdotti attraverso i dipinti impressionisti (SDG6 acqua pulita, SDG7 energia pulita e accessibile, SDG11 città e comunità sostenibili, SDG13 lotta per il cambiamento climatico, SDG 15 vita sulla terra). Questo collegamento può essere colto per svolgere approfondimenti o Educazione civica.

Dal punto di vista didattico, riportare la storia dell’arte all’oggi e agli interessi di studenti e studentesse è, oltre che utile, necessario.

  • Docente di Arte e territorio presso un istituto d’istruzione superiore di secondo grado, storica dell’arte ed esperta in didattica e in didattica museale. Ha collaborato per molti anni con la Sezione didattica del Polo museale fiorentino e con il Museo dei ragazzi di Palazzo Vecchio di Firenze. 

    View all posts