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Il coraggio di dire “sì” e “no”: educare al pensiero critico

| Maria Angela Mazzantini | , | Tempo di lettura: 3 min.
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«Il vostro parlare sia: sì, sì; no, no; il di più viene dal Maligno» (Mt 5,37).

Questa affermazione di Gesù non è un invito alla rigidità né alla semplificazione del reale. Non è un elogio del bianco o nero. È un appello alla trasparenza, alla coerenza, alla responsabilità della parola.

Gli studi esegetici mettono in luce come Gesù non chieda parole brevi, ma parole vere: quando una persona è integra non ha bisogno di rafforzare ciò che dice con formule o giuramenti. La credibilità nasce dall’unità tra coscienza e linguaggio. Il “di più” non è la ricchezza del pensiero, ma l’ambiguità, la doppiezza, la parola usata per coprire ciò che non si è.

È un messaggio di straordinaria attualità.

Oggi i nostri studenti vivono immersi in un flusso continuo di contenuti: una notizia di violenza scorre accanto alla pubblicità di un prodotto di skin care; un’ingiustizia globale appare tra un reel ironico e un tutorial. Tutto sembra equivalersi. Tutto rischia di essere banalizzato. Il pericolo più grande non è l’errore, ma l’assuefazione. L’incapacità di lasciarsi toccare davvero da ciò che accade.

Quando tutto vale allo stesso modo, nulla vale davvero.

Per questo la scuola ha una responsabilità decisiva: formare giovani capaci di discernere, di distinguere, di prendere posizione in modo consapevole. Non spettatori che scorrono, ma persone che scelgono.

Il “sì” e il “no” evangelici possono diventare una potente metafora educativa: saper dire sì a ciò che costruisce, saper dire no a ciò che ferisce la dignità umana; saper motivare le proprie scelte; saper passare dall’idea all’azione.

Non basta intrattenere per catturare l’attenzione. La lezione-intrattenimento può riempire cinquanta minuti, ma difficilmente costruisce coscienze. Coinvolgere non significa distrarre: significa mettere in gioco mente, cuore e responsabilità.

In questa prospettiva si colloca il percorso di La vera vita, che sviluppa in modo esplicito la competenza personale e sociale e la capacità di elaborare un progetto di vita fondato sulla giustizia e sulla solidarietà.

Un esempio concreto si trova nell’Unità 4, “L’amore per il prossimo e per il creato”, nel percorso dedicato a:

  • riconoscere l’ingiustizia,
  • combattere l’ingiustizia,
  • difendere i diritti umani,
  • lavorare per il bene comune (pp. 112-115),

che culmina nella sezione di: Educazione civica

Libera: un’associazione per la giustizia e la legalità”.

Qui gli studenti non sono semplicemente invitati a conoscere un’associazione, ma a interrogarsi:

Che cosa significa oggi riconoscere un’ingiustizia?
Quando l’indifferenza diventa complicità?
Quale responsabilità personale abbiamo nella costruzione del bene comune?

L’attività propone un itinerario in tre fasi:

  1. Analisi critica di situazioni reali di ingiustizia e violazione dei diritti.
  2. Confronto argomentato sui concetti di legalità, responsabilità, bene comune.
  3. Elaborazione di una presa di posizione personale e di una proposta concreta di impegno, nella scuola o nel territorio.

La riflessione si trasforma così in azione. Il pensiero critico diventa esperienza vissuta.

Perché i nostri giovani hanno bisogno di farsi domande vere.
Hanno bisogno di testimoni autentici.
Hanno bisogno di scoprire che esistono persone e realtà che hanno scelto di non restare neutrali.

Educare al “sì” e al “no” significa educare al coraggio di esporsi, di sporcarsi le mani nella propria vita personale e sociale, di non lasciare che tutto scivoli via senza lasciare traccia.

La scuola può essere luogo di parole limpide e scelte responsabili.
Può essere lo spazio in cui imparare che prendere posizione non è estremismo, ma maturità.

È questa la direzione che abbiamo scelto per La vera vita: offrire strumenti culturali solidi, riferimenti biblici profondi e proposte operative capaci di formare giovani non solo informati, ma consapevoli. Perché dire “sì” o “no” nella vita reale richiede coraggio.
E il coraggio si educa.