Un altro giro di giostra

Macte nova virtute, puer, sic itur ad astra
Impara una nuova virtù, ragazzo, solo così si arriva alle stelle
ENEIDE, IX, 641
Tutto scorre
E così, manca poco. Tra pochissimi giorni, il mondo della scuola sarà costretto a vincere l’inerzia e rompere il torpore in cui cade durante i mesi estivi. Gli insegnanti supereranno nuovamente i cancelli, riannoderanno i fili delle vite con i colleghi più stretti, apriranno i loro cassetti e la scuola… accadrà.
Come in una sacra rappresentazione, il succedersi degli eventi di un anno scolastico è già scritto, provato e messo in scena innumerevoli volte.
I primi collegi, i primi consigli di classe, la divisione degli incarichi, il lento ricominciare delle lezioni, inserimenti, accoglienze, prove d’ingresso, firme dei PEI, spiegazioni, attività, verifiche, medie, scrutini, dai che il primo quadrimestre è finito, prof pochi compiti per le vacanze che è Natale!, i colloqui generali, i caffè alla macchinetta a lamentarsi coi colleghi, dai che il secondo quadrimestre vola, le lezioni al freddo prima di carnevale, i ponti di primavera, le prime mattinate con le finestre aperte, prof ma come recupero che ormai la scuola è finita?, le lettere alle famiglie, gli scrutini, le pigre mattine d’esame, prof ma le domande all’orale ce le farà facili vero?, l’ultima plenaria a chiudere gli esami, i saluti alle pizzate finali.
La scuola accade. Lo si dice da un pezzo, in fondo, che tutto scorre.
E gli insegnanti, presi in questo enorme ingranaggio, senza principio né fine, che ci stanno a fare?
Può un insegnante accadere e basta?
Bastoni tra le ruote
Se è vero che la scuola è sempre di più un enorme macchina (ed è vero!), se è vero che questa macchina ogni tanto perde colpi, ha il motore che scoppia e le gomme usurate (ed è vero!), se è vero che i soldi per la benzina scarseggiano (ed è vero!), allora è quanto mai urgente trovare un modo efficace e positivo di starci a bordo, di questa macchina.
In questo settembre, carico come sempre di aspettative, ansie ed entusiasmi, l’augurio per tutte le persone che la scuola la costruiscono ogni giorno è di poter essere i famosi bastoni che bloccano le ruote dell’ingranaggio e costringono a scegliere nuove strade. Magari meno battute, meno frequentate, ma sicuramente più personali.
Troppo spesso si dice che gli insegnanti ormai non si divertono più, e forse è vero. Allora può venirci in aiuto l’etimologia della parola divertire. Perché divertire non ha in origine a che fare con le risate, ma con il saper cambiate direzione: divertere (ex itinere) significa deviare dalla strada. E una volta che si è scelta una nuova direzione, quasi magicamente, si incomincia a godere del viaggio, a sentirsi vivi durante l’imprevisto…a divertirsi, per come lo si intende oggi.
E allora come si possono trovare nuove strade?
Pragmatici visionari
‘Ma tu che materia insegni?’, non c’è insegnante che non si sia sentito rivolgere questa domanda decine di volte. E una volta ricevuta la risposta, la faccia di chi ha fatto la domanda si illumina, come se avesse capito qualcosa. Come se quella risposta fosse il primo passo per capire di fronte a che tipo di persona si trovi.
E in fondo è vero. Perché c’è stato un momento nella vita in cui qualunque insegnante ha sperato che la materia su cui investiva tempo e sforzi ai tempi dell’Università potesse dargli delle risposte, potesse guidarlo verso la felicità.
E non sarà un caso che la parola materia abbia un’antichissima radice in comune con la parola mater (madre). La materia forma. Definisce. Crea. Come una mamma.
E allora la prima speranza per l’anno nuovo è di passare alle studentesse e agli studenti il sogno e l’antica speranza, per dirla con un’espressione tanto cara a Giorgio Gaber. Far capire, ancor prima di arrivare ai contenuti e alle competenze, che ogni materia forma uno sguardo sul mondo. Un’occasione per avventurarsi in territori sconosciuti sì, ma che profumano di avventura.
E noi (perdonatemi, colleghe e colleghi, se passo al noi proprio nel finale) possiamo ricordarci cosa abbiamo amato delle nostre materie, cosa ci ha incendiato il cuore per farci scommettere proprio su quelle discipline.
Possiamo guardare al nostro passato e proporlo ai nostri studenti con l’amore di chi guida qualcuno facendogli strada, avvertendolo dei passaggi più accidentati e dei panorami più emozionanti.
Con lo sguardo di chi sa che dalla cima la vista è bellissima.
Perché la scuola accade. Ma noi possiamo scegliere se lasciarla accadere o farla accadere.
Buona avventura a tutti noi!
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Alvise Torresin
View all postsInsegnante di scuola secondaria. Specializzato in didattica delle relazioni interculturali in contesti di immigrazione e marginalità socio-economica.





